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29 giugno 2004

Il I° Congresso Mondiale dei Bambini contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile


Come sappiamo ill I° Congresso Mondiale dei Bambini contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile si è tenuto a Firenze, dal 10 al 12 maggio 2004 organizzato da Mani Tese coordinatore europeo della Global March against Child Labour, e con la collaborazione dell’UNICEF , OIL e dei sindacati e il patrocinio della Comunità Europea


Lo sfruttamento del lavoro minorile è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale da una storia drammatica, conclusa tragicamente il 16 aprile 1995: è la storia di Iqbal Masih, bambino lavoratore del Pakistan.IL lavoro minorile è una grossa piaga a livello mondiale che coinvolge circa 250 milioni di bambini nel mondo e circa 400 mila bambini in Italia. traffico di bam-bini,sfruttamento sessuale, lavoro su barche da pesca, nella pulizia delle macchine, nella vendita di beni per la strada o nei mercati, pornografia,raccolta di rifiuti, nel settore dei trasporti e nell’invio delle merci,nella costruzione dei mattoni, nella demolizione, nella creazione di utensili medici e altri materiali pericolosi, nel traffico di droghe, nel lavoro domestico, nei lavori in schiavitù, nel settore agricolo, nelle miniere, nel fare i tappeti, come soldati, lavorando nelle fabbriche e nei piccoli laboratori.


Per la prima volta i bambini sono stati i veri protagonisti non solo come partecipanti ma anche come relatori. Al congresso dovevano partecipare circa 300 ragazzi provenienti da tutti i paesi del mondo , ma alcuni di loro sono mancati perché non hanno ottenuto i visti necessari per arrivare in Italia perché il governo italiano ha pensato che fossero un pericolo per la sicurezza e che alcuni di loro fossero troppo giovani.
I delegati avevano un età compresa tra gli 8 e i 17 anni.


Ho avuto la possibilità di seguire questo congresso attraverso, pur non partecipando direttamente, grazie ai moderni mezzi di comunicazione che la tecnologia ci ha messo a disposizione. Ricevevo quotidianamente notizie del congresso sulla mia e-mail da Google News Allert di cui la professoressa Astolfi, l’insegnante di tecnica, mi ha spiegato il funzionamento e fatto apprezzare gli enormi vantaggi. Così nonostante i media ne abbiano praticamente ignorato lo svolgimento ho potuto tenermi informato.


Al termine di queste 3 giornate i partecipanti hanno redatto un documento conclusivo nel quale hanno preso in considerazione diverse cose.


Prima ancora di iniziare a discutere di lavoro minorile, è stato evidenziato che:
- i bambini possono avere riconosciuti i loro diritti solamente in una situazione di pace. La pace è il diritto basilare.
- E’ responsabilità di tutti partecipare a questa lotta, incluso il mondo delle imprese e degli altri che hanno il potere.
- I governi devono ascoltare i bambini. I governi devono far sì che le problematiche legate ai bambini siano una priorità ed includere i bambini nelle decisioni che concernono le loro esistenze ( questo è un diritto fondamentale sancito anche dalla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989).
 
I ragazzi hanno dichiarato che stanno perdendo la fiducia nei governi a causa delle loro vuote promesse,governi devono fornire delle opportunità ai bambini di partecipare ed esprimere le loro opinioni perché essi sono il futuro e la loro opinione e presenza deve essere tenuta in considerazione.
 
I ragazzi hanno avanzato le seguenti richieste ai governi:
1) Considerare il problema del lavoro minorile come una priorità
2) Aiutare con tutta l’assistenza legale e psicologica i ragazzi vittime di abusi. I bambini devono essere in grado di affrontare le persone che hanno abusato di loro senza paura o pericolo di mettersi nei guai.
3) I governi devono combattere contro il traffico di bambini. Devono fare applicare le leggi che già ci sono.
4) I governi devono garantire istruzione obbligatoria di buona qualità e gratuita( Campagna del Millennio obiettivo 2)
5)I governi devono promuovere il lavoro degli adulti
6)I governi devono creare un sistema affinchè si mettano dei marchi ai prodotti per dare appunto informazione così che si sappia di chi utilizza il lavoro minorile (promuovere cioè il consumo critico, un modo per promuovere uno sviluppo sostenibile come auspicato dalla conferenza di Johannesburg del 2002 e da Agenda 21)


I bambini hanno bisogno di amore, rispetto e dignità. È compito dei genitori dargli una vita familiare felice e stabile


Sono state poi prese importanti INIZIATIVE:
*Promuovere l’informazione in modo capillare in modo che le notizie giungano soprattutto nei villaggi
*Usare la rete per tenere i bambini in contatto


Il congresso si è concluso con questa bellissima dichiarazione:
“ Promettiamo di continuare ad agire per l’eliminazione del lavoro minorile e per un mondo migliore per i bambini. Ora, chiediamo a tutti voi di unirvi a noi, perché solo insieme possiamo veramente raggiungere la libertà per tutti. In questa alleanza, creeremo un mondo sano e pacifico per tutti. Oggi il potere è nelle nostre mani. Noi definiamo il futuro.
Noi siamo il presente e la nostra voce è il futuro “


Bibliografia


www.luduslitterarius.splinder.it
www.manitese.org
www.unicef.com























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27 giugno 2004

Piccoli grandi consumatori


I consumatori nella fascia 5 – 14 anni sono un universo che influenza le decisioni d’acquisto delle famiglie per abbigliamento, prodotti di igiene personale, spettacoli, cd, libri, giornalini, videocassette, vacanze, automobili, prodotti per la casa e alimentari.


Pubblicato in Pagine gialle della Provincia di Ravenna, 2003/04 p. 181.



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20 giugno 2004


L’Argentina è uno dei paesi più estesi dell’America Meridionale e presenta due ampie zone pianeggianti, la Pampa e la Patagonia, che pur avendo caratteristiche diverse, sono fondamentali per l’agricoltura e l’allevamento.


Questi territori sono stati ampiamente sfruttati nei secoli dalla colonizzazione spagnola e successivamente, quando l’Argentina è diventata uno stato indipendente, non sempre sono stati utilizzati nel modo più adeguato a causa dei frequenti cambiamenti politici e delle numerose crisi economiche.


Leggendo i testi di geografia sembra che la Patagonia sia una regione arida e poco favorevole all’economia. In realtà nell’articolo di Claudia Korol “Argentina: Benetton e i “colori della nuova conquista””,sullo sfruttamento dei Benetton in Argentina si riportano le parole del giornalista Hacher: egli segnala che la Patagonia presenta riserve petrolifere, grandi risorse idriche, enormi varietà di flora e fauna ed una vena d’oro e di platino, recentemente scoperta. Si conclude che è una regione veramente ricca e non adatta solo all’allevamento di pecore.


Queste risorse naturalmente richiamano le multinazionali desiderose di sfruttare e ricavare forti guadagni e fra queste il gruppo della Benetton.


Ma chi abita in questa regione?


Viene da rispondere gli Argentini e molti discendenti dai tanti immigrati, anche italiani, che sono andati là per coltivare e allevare il bestiame.


Normalmente non pensiamo che quelle terre erano abitate da popolazioni indigene già prima che arrivassero i colonizzatori europei ed ancora oggi molti gruppi vogliono continuare a vivere e a lavorare dignitosamente nella loro terra d’origine.


Fra questi i Mapuche, gente orgogliosa e decisa, che ha il coraggio di affrontare un processo contro la ricchissima società Benetton che si è appropriata senza scrupoli di gran parte della Patagonia per i loro interessi economici senza preoccuparsi minimamente delle condizioni di vita, di lavoro e della sopravvivenza delle popolazioni locali.


Il fatto poi i che i Benetton abbiano costruito un museo dedicato “agli indigeni della Patagonia” lo giudico assolutamente offensivo perché vogliono che essi rispettano la cultura locale, ma in realtà, come veri e propri colonizzatori, hanno privato questa gente delle loro terre, delle case, delle condizioni per vivere onestamente per estendere l’allevamento delle pecore per le loro industrie.La mia ammirazione è tutta per i Mapuche.


Non solo perché osano sfidare una grande multinazionale per riappropriarsi della propria terra ma anche perché essi vogliono vivere con la natura in modo equilibrato e armonioso, rispettando i suoi ritmi e le sue leggi.


GinghiniGL


Fonte:http://lists.peacelink.it/pcknews/msg07903.html


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15 giugno 2004

Salve prof.sono Polly90 della 3G..gli esami scritti sono terminati lunedi’  14,è andato tutto abbastanza bene..l’ultima cosa da fare è l’orale, spero vada tutto bene!!


PS il computer con il quale le ho scritto è di mio cugino,quindi se mi risponde non potro’ leggerlo.


 


Polly90


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15 giugno 2004

Cari ragazzi, Vi auguro tanti successi scolastici e anche una splendida estate, piena di mare e di sole!!


Il vostro Gianfranco de “La costruzione del verso”


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15 giugno 2004

 Il blog


 



Nell’ ottobre scorso la prof. Astolfi ci ha proposto un attività per noi assolutamente nuova, ci ha spiegato in che cosa consisteva e gli obiettivi che dovevamo raggiungere.


Utilizzando il Blog, che è un nuovo media che permette a chiunque di scrivere un qualsiasi tipo di testo, noi ragazzi potevamo esprimere liberamente il nostro pensiero creando da soli uno spazio in internet.


Questo termine inglese deriva dalla contrazione di “web” e “log”: web è lo spazio d’internet e log è un diario in cui si riportano i fatti in ordine cronologico.


Tutti siamo stati interessati e ci siamo dedicati con impegno a creare le pagine del nostro “Ludus Litterarius” di cui l’insegnante ci ha spiegato il significato. Per i latini “ludus” era il luogo in cui si svolgevano le lezioni, per noi è diventato il luogo virtuale esterno alla scuola, in cui esprimerci e discutere. Io all’inizio mi sono creato un sito con un indirizzo e-mail e ho cominciato a scrivere non solo a scuola ma anche a casa opinioni sui problemi di cui si discuteva: lo sfruttamento minorile fatto dalla Nike e l’economia. L’insegnante molto spesso controllava i nostri testi ed eliminava i contenuti inadatti. Durante questi contatti ho letto testi anche di altre persone che si sono inserite nel nostro Blog e successivamente io ho commentato i loro articoli. Ho trovato questo lavoro estremamente importante e penso di aver raggiunto in gran parte gli obiettivi didattici; infatti ho scritto e ho letto più volentieri di quello che faccio normalmente e ho capito ancora meglio come internet sia una fonte importante per aumentare la propria cultura. Ho scoperto inoltre che mi piace molto commentare gli articoli degli altri, perché mi diverto ad esprimere la mia opinione.


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11 giugno 2004

In bocca al alla 3 H e alla 3 G


Domani ci sarò anch’io , mi sono rimesso in piedi.


Yata21


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4 giugno 2004

La scuola è finita, ma Ludus litterarius, che è un “luogo” fuori dallo spazio fisico e dal tempo, continuerà ad essere in Rete per tutti noi.
Con grande soddisfazione vi comunico le statistiche del nostro Blog:


Numero di post dalla creazione: 225
Numero di commenti dalla creazione: 1010
Numero di clic 9098


Vi ringrazio per il lavoro svolto ed esprimo a tutti il mio in bocca al lupo per gli esami!!!


carla






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4 giugno 2004


Le fonti di informazione sulla visita di Bush a Roma e quella del 6 giugno pv in Normandia, sono molto confuse, contrastanti e molto poco obiettive. Sostanzialmente le opinioni si dividono in due: 1. Le persone che sono contro la visita di Bush; 2. Quelle che invece sono favorevoli alla sua visita.



1. Chiunque al posto suo dotato di media intelligenza avrebbe rinunciato a venire in Italia, a Roma.I vincitori della seconda guerra mondiale sono tre, inglesi,americani, russi. I francesi sono entrati dalla finestra grazie alla resistenza facendosi perdonare il collaborazionismo di Pétain. Lo sbarco in Normandia è stato il momento culminante della sconfitta di Hitler dopo lo sfascio delle divisioni tedesche sul fronte russo. L’Italia ha perso la guerra firmando un armistizio senza condizioni così scellerato da lasciare in balia dei tedeschi l’esercito e le popolazioni inermi. Prodromi della guerra civile, della Repubblica di Salò, della resistenza.La patacca della liberazione di Roma. La storia non si strumentalizza. Una nazione vinta, non liberata. La riscossa si è avuta al nord con i partigiani impegnati contro i tedeschi e i fascisti. Poi è seguita una lunga sudditanza agli USA i cui effetti sono ancora evidenti. Berlusconi è il capo di un governo che ancora si compiace di stare sotto l’ombrello protettivo degli americani. Un governo che subisce un’America marcia nelle sue sconsiderate violazioni del diritto internazionale, che utilizza la tortura come strumento di guerra. Un governo che costringe i nostri soldati a fare da cani da guardia ai vincitori. Ora un disgustoso presidente americano vuole venire in Italia a rinfacciarci la sconfitta, a rifilarci la patacca della liberazione,a vantarsi di avere liberato il mondo dal nazismo. E’ davvero un buffone questo Bush. Ha succhiato il sangue degli irakeni e continua a succhiarlo alimentando il terrorismo destabilizzando la sicurezza dell’occidente. L’Italia ha pagato cara la sconfitta. Perché dobbiamo ancora pagare lo scotto della sconfitta accogliendo l’America marcia di Bush ? Tutto questo accade per la paranoia di Berlusconi e della sua ciurma. Il piacere di servire per governare.



2. “Ma il viaggio in Italia del Presidente Bush – ha proseguito Pisanu – ci ricorda anche altri viaggi: quelli senza ritorno delle decine di migliaia di giovani americani che 60 anni fa lasciarono la loro vita sulle spiagge italiane e su quelle della Normandia. Erano venuti qui per liberare l’Europa da un mostro che solo l’Europa aveva concepito, partorito e allevato: il nazifascismo. E anche in loro nome, gli Stati Uniti sono poi rimasti accanto a noi per sostenere il maggior peso del confronto con un’altro mostro, egualmente concepito, partorito e allevato in Europa: il comunismo”.


by Huber, Elena90 e Mirtillona2000


Fonti: Google


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4 giugno 2004


L’Africa


In Africa alcuni paesi raggiunsero l’indipendenza pacificamente: Marocco e Tunisia nel 1956. Altri affrontarono guerre sanguinose: tra questi lo Zaire (ex Congo belga), il Mozambico e l’Angola (colonie portoghesi) liberatesi solo nel 1975.
In genere le colonie francesi e inglesi raggiunsero l’indipendenza senza conflitti molto gravi, ma fecero eccezione l’Algeria per la Francia e il Kenia per la Gran Bretagna.


Molti Francesi risiedevano in Algeria da tanto tempo e si opponevano alla decolonizzazione. In Algeria la questione fu complicata dal fatto che erano numerosi i francesi che da tempo vi risiedevano e si opponevano alla decolonizzazione. Ci fu bisogno del prestigio del generale De Gaulle, che aveva salvato l’onore della Francia nella seconda guerra mondiale, per convincere il Paese ad abbandonare la colonia per la quale aveva sostenuto una guerra di otto anni (guerra d’Algeria, dal 1954 al 62).
Anche in Kenia la presenza di moltissimi abitanti bianchi portò a a scontri violenti e sanguinosi che ebbero termine solo nel 1963. Invece l’atteggiamento equilibrato e ragionevole tenuto da Francia e Inghilterra in altri casi diede loro notevoli vantaggi sul piano economico e politico sotto forma di rapporti privilegiati.


Spesso i colonizzatori finanziarono forze armate locali che ostacolassero la decolonizzazione; ad esempio nel katanga alcuni gruppi industriali belgi finanziarono per anni un piccolo stato ribelle contro il legittimo governo del Congo. Il primo ministro Lumumba fu ucciso e sostituito da Mobutu (1965) più disponibile nei confronti degli interessi occidentali.


Africa povera e armata


Il raggiungimento dell’indipendenza africana ha avuto un cammino difficile e doloroso. I paesi africani mancavano spesso di una vera e propria classe dirigente autoctona e di un’amministrazione pubblica organizzata, e questo era un problema grave come la presenza di rivalità etniche e tribali perduranti da secoli.


Oltretutto i paesi africani dovevano fare i conti con gravi problemi economici dovuti all’arretratezza, allo sfruttamento a cui erano stati sottoposti, al nuovo sfruttamento che le nazioni occidentali imposero alle ex colonie dopo il raggiungimento dell’indipendenza.


Mancando una vera e propria classe dirigente, spesso l’unico potere forte nei paesi africani rimaneva l’esercito, in mano a bande di prepotenti rozzi e violenti appoggiati a volte dai sovietici, a volte dagli americani, a volte da gruppi industriali: da ciò centinaia di guerre dimenticate sanguinose e terribili per le morti dovute non solo alle ferite, ma anche alla fame, alle malattie, alla miseria, tristi effetti collaterali. Le lunghe guerre civili africane di cui si parla sui nostri giornali solo di sfuggita, e in occasione di stragi particolarmente mostruose, spesso sono state aggravate anche da fattori etnici e religiosi. Tutto questo ha aumentato l’instabilità del continente, la sua spaventosa povertà, la mortalità infantile.


Fonte:www.scuolascacchi.com


by Sbobba