Archvio mensile: gennaio 2006

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Ciao ciao, quanto pubblicate tutti quanti, e io che impiego settimane per trovare cose interessanti…
Facendo delle ricerche sui robot nella letteratura per bambini, mi sono imbattuta di nuovo in Asimov: non precisamente dei libri sui robot per bambini, ma libri per bambini scritti da uno dei più grandi scrittori fantascientifici di tutti i tempi!!
Ebbene sì, anche Asimov ha scritto libri per ragazzi (assieme a tanti altri libri poco conosciuti).
Maggiori informazioni sul sito italiano di Isaac Asimov.

Altra info interessante: ho trovato un’articolo chiamato “L’asilo dei programmatori”, in cui si parla di come insegnare ad usare schede perforate fin dalla scuola materna (e comandare, magari, un robot a distanza).
Informazione scovata su nautilus.ashmm.com.
A presto, sappiate che prima o poi farò un bellissimo post che vi stupirà, state tranquilli che prima o poi lo farò (anche se non ora…)!
MiraMira.

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Un robot perduto nello spazio

Ecco la storia di un robot che… si è perduto nello spazio!
Avrebbe dovuto esplorare l’asteroide Itokawa

Un robot in miniatura, liberato dalla sonda giapponese Hayabusa su un piccolo asteroide in orbita attorno al Sole, è andato perduto prima che fosse in grado di atterrare sulla superficie dell’asteroide. Lo ha comunicato l’agenzia per l’esplorazione aerospaziale giapponese (JAXA).

Minerva, un robot a forma cilindrica lungo soltanto 10 centimetri, era stato progettato per raccogliere informazioni sull’asteroide Itokawa prima che la stessa sonda Hayabusa vi atterrasse (il contatto è previsto per il 19 novembre). L’atterraggio di Minerva sarebbe stato il primo tentativo giapponese di inviare un dispositivo per la raccolta di informazioni su un oggetto astronomico al di fuori della Terra.

Equipaggiato con una videocamera e dei termometri, Minerva avrebbe dovuto procedere a balzi attorno a Itokawa e inviare verso Terra – tramite la sonda Hayabusa – immagini e dati quali le temperature superficiali dell’asteroide. Un precedente tentativo di far atterrare Minerva sull’asteroide era stato annullato per problemi tecnici.

Itokawa è un asteroide lungo 600 metri, in viaggio su un orbita che lo porterà fra la Terra e Marte. Prende il nome da Hideo Itokawa, il padre del programma di esplorazione spaziale giapponese. Attualmente si trova a 290 milioni di chilometri dalla Terra. Secondo Junichiro Kawaguchi della JAXA, gli scienziati avrebbero calcolato in modo errato il miglior momento per liberare Minerva, un compito reso difficile dalle continue variazioni dell’altezza di Hayabusa rispetto all’asteroide.

Questo e altro ancora su quel sito.

Ciao mela!!!!!!!!!!!

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Si!!!L’ho trovato ecco il mio secondo post sulla robotica riguardante il cinema:

Alter-ego artificiale dell’uomo o costruzione aliena, buono o malvagio che sia, il robot è una figura ormai consolidata nell’immaginario collettivo del ’900 grazie soprattutto all’impatto e alla diffusione delle immagini cinematografiche. Per questo è forse proprio al cinema che il robot deve la sua maggiore celebrità, una fama che dura ormai da oltre settant’anni e che contiene in sé numerosi esempi.

La strana coppia

C1P8 e D3B0

Di tutt’altra pasta sono invece i robot di George Lucas. Buoni, fedeli servitori, amici per la pelle, ingenui come bambini e spesso involontariamente comici, D3-B0 e C1-P8, questi i nomi come appaiono nella versione italiana della prima trilogia (i loro veri nomi nella versione originale sono C3-P0 e R2-D2, come vengono riportati – questa volta giustamente – in Episodio I), sono i robot che tutti vorremmo avere a casa nostra. Eroici solo quando serve, rassicuranti e divertenti sempre, la coppia robotica di Star Wars (1977) e dei suoi seguiti è unica nella storia del cinema di fantascienza e, nella sua semplicità, costituisce una delle intuizioni più geniali che il regista americano abbia avuto nella sua saga stellare. C1-P8 e D3-B0 rappresentano infatti la versione robotica della coppia comica "tipo": Stan Laurel e Oliver Hardy, Topolino e Pippo e, tanto per restare a casa nostra, Cochi e Renato, Gigi e Andrea e tante altre coppie del cabaret, dove la precisione, la ragione e la consuetudine si scontrano in un meccanismo quasi matematico con la pazzia, l’irrazionalità e l’eccezione. Ed è proprio dal confronto continuo di queste radicali differenze di mentalità e comportamenti (e anche, badate bene, di caratteristiche fisiche!) che scaturisce la situazione comica. Se tale meccanismo era già assai noto nel cinema e nel teatro, a Lucas va il merito di aver avuto l’intuizione di trasporlo in chiave robotica creando due tra i personaggi più amati della sua saga. Ma Lucas ebbe anche un secondo, eccezionale colpo di genio: quello di far parlare uno dei due solo con bip e squittii, facendo intuire allo spettatore il suo parlato dalle reazioni, spesso inconsulte, della sua controparte. Se vi si aggiunge poi un design accattivante e dei dialoghi spumeggianti, il successo non poteva mancare. Successo dovuto anche alle affezionate "anime" di D3-B0 e C1-P8 ovvero rispettivamente Anthony Daniels e Kenny Baker, che a distanza di vent’anni hanno ripreso i metallici panni per la nuova trilogia.

La divisa di metallo

 


Il decennio si conclude con RoboCop (1987, idem) diretto da Paul Veroheven che nel campo fantascientifico avrebbe da lì a poco firmato anche il buon Total Recall (1990, Atto di forza), e roboticamente interpetato da Peter Weller nella parte dell’agente di polizia che, crivellato di colpi durante una sparatoria in una Detroit violenta e sanguinaria, viene ricostruito e "bionizzato", per contribuire a formare un agente-cyborg senza sentimenti, ma dedito interamente a obbedire alle direttive impartitegli per combattere il crimine dilagante. Anche il considerevole successo di questa pellicola persuase la produzione a realizzare due seguiti, il mediocre RoboCop 2 (1990, idem), ancora con Peter Weller e diretto dallo stesso Irvin Kershner de L’impero colpisce ancora, che in tema di secondi episodi ebbe certo miglior fortuna con quello della saga lucasiana, e RoboCop 3 (1993, idem) che, grazie anche al tonfo del precedente capitolo, ebbe per sua fortuna pochissime attenzioni.

Robocop

 

Gli ultimi robot?

L'uomo bicentenario
L’uomo bicentenario

Malgrado gli enormi progressi tecnici nel campo degli effetti speciali che potrebbero giustificare nuove e sempre più sofisticate e realistiche soluzioni tecnologiche, come si vede, gli ultimi dieci anni di cinema non sono stati poi così generosi di invenzioni originali roboticamente parlando. Tolti i vari seguiti di Robocop e Terminator, non rimane che un’apparizione da comprimario in Lost in space (1998, idem), in cui il robot sabotato ha una parte fondamentale nel far perdere la famiglia Robinson nello spazio, e il recentissimo The Bicentennial Man (1999, L’uomo bicentenario), diretto da Chris Columbus con Robin Williams, di cui abbiamo parlato nel numero scorso, peraltro melensa e menzognera trasposizione della visione asimoviana del robot, in cui l’onta suprema è il tradimento finale e impunito delle Tre Leggi della Robotica!
Un dato di fatto è che forse la tecnologia reale ha fatto del robot fantastico una figura tutto sommato obsoleta, sottraendogli fascino e attrattiva nei riguardi di un pubblico sempre più smaliziato, e rendendolo un soggetto cinematografico degno di sempre minor attenzione, un po’ come un vecchio cow-boy di frontiera mandato in pensione insieme con la sua Colt 45 e i suoi saloon fumosi. Ma forse neanche questo è del tutto vero, e il futuro darà ragione a chi crede che la figura del robot non morirà mai, perché in fondo, dietro (o dentro!) al robot ci sarà sempre un essere umano.

 

 

 

 

 

Spero che il mio post vi sia piaciuto e comunque questa è una piccola parte di quello che potete trovare su Robot Cinema aspetto commenti…

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Microbi o lumache per il motore dei robot del futuro

di Roberto Venturini

Per la vera rivoluzione robotica dovremo attendere che l’automa diventi energeticamente autosufficiente. La caccia alla lumaca o l’allevamento di microbi sono tra le soluzioni investigate. »»

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Un regalo

Ho ricevuto un "prezioso" regalo che vorrei condividere con tutti gli amici del blog .

Clicca QUI per scaricarlo [pps 740 KB]

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LEGO e i robot

E per l’ennesima volta ho deciso di non parlare di cinema o di videogiochi ma cosa posso farci trovo solo articoli interessanti solo su altri argomenti e quindi ecco per voi un altro articolo sulla robotica:

LEGO rilancia con il robot sensibile

Si chiama MindStorms NXT ed è la nuova linea di tool robotici: si possono costruire modelli cyber di ogni tipo, dotarli di sensori speciali, e si possono programmare da PC. LEGO parla di rivoluzione

Si tratta di un "toolset" robotico, ovvero di una confezione di pezzi Lego che permette di realizzare un robot con caratteristiche fin qui inedite anche per LEGO. Per LEGO la speranza è di rinverdire i fasti degli anni ’80, quando Legoland spazio era un must: con tutte le astronavi, le basi spaziali e le piattaforme lunari. Ora si ha per le mani una serie di accessori che, collegati ad un’unità centrale, dotata di processore e sistema programmabile, permette di realizzare "costruzioni intelligenti", in grado muoversi e interagire con l’ambiente

Un processore a 32 bit, integrato nel mattoncino NTX, è il cuore del sistema. La programmazione avviene tramite una semplice interfaccia software da installare su PC. Sono compatibili sia le piattaforme Microsoft Windows che Mac. Una volta scelti tutti i parametri del proprio robot il trasferimento dati può essere effettuato tramite la porta USB o Bluetooth.

Un robottonelegoNXT dispone di un display, di una serie di tasti – programmabili in base alle esigenze – e di alcuni connettori che permettono il collegamento via cavo ai mattoncini speciali. Già, perché il robot dispone di unità per il movimento, sensori foto-sensibili, sensori per il riconoscimento sonoro, sensori di tocco e sensori di movimento. In pratica durante il montaggio del proprio robot si potrà decidere quale tipo di abilità donargli.

Inoltre, secondo LEGO, la programmazione via PC non è obbligatoria: ogni operazione, volendo, potrebbe essere gestita direttamente tramite i comandi integrati sull’unità NXT. Ad ogni modo l’interazione con il robottino è possibile, anche, via palmare o cellulare – sempre che sia presente la porta Bluetooth o USB.

"Quando lanciammo la prima serie di LEGO MindStorms, in pratica cambiammo il modo in cui le persone guardavano ai nostri prodotti. A distanza di otto anni siamo pronti a migliorare ulteriormente la nostra linea. Le potenzialità costruttive sono infinite e bastano non più di 30 minuti per iniziare a comprendere i segreti della robotica", ha dichiarato Jorgen Vig Knudstorp, CEO di LEGO.

MindStorms NXT sarà disponibile nei negozi dal prossimo agosto, ad un prezzo di circa 250 dollari. Meglio le consolle che fanno male alla vista o questo gioiello della robotica? O entrambe?

Per cercare informazioni sull’argomento basta andare su punto informatico

CIAO CIAO!!!!

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Due cose infinite

Ci sono solo due cose infinite, l’universo e la stupidità umana, anche se della prima non sono sicuro.
Albert Einstein

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MA A CHI IMPORTA DEI VOSTRI STUPIDI ROBOT!!!!!!!

MA BASTA AVETE ROTTO CON QUESTI ROBOT!!!!

SMETTETELA DI SPARARE CA*****  E VOGLIO MANDARE UN GRAN VA***** ALLA SCUOLA!!!!!!!

by Rompi palle32

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Ciao a tutti, sono la Benny…. O forse dovrei dire sono il padre della Benny… beh comunque è la Benny che sta pubblicando, quindi vi dico che sono la Benny. Se non ci avete capito niente, cosa per cui non vi biasimo, leggete il post,che è meglio!!
La robotica, come l’informatica, è pervasiva. Essa investe la maggior parte delle attività umane: l’industria, la chirurgia, la difesa, la diagnostica naturale ed artificiale, le attività spaziali, il gioco, l’agricoltura, l’elettronica… .
Ci si accorge, però, che in Italia, la diffusione della conoscenza delle applicazioni robotiche è limitata a pochissimi addetti al settore ed agli studiosi e appassionati dell’affascinante materia.

Ad esempio, da circa 15 anni la FIAT monta i motori FIRE un po’ dappertutto e, se chiedete il significato di FIRE, la grandissima maggioranza risponde “fuoco”, traduzione in italiano del termine fire.
Pochissimi sanno che FIRE è l’acronimo di Full  Integrated Robotized Engine. Esso è il risultato di una ricerca brillante ed utilissima della FIAT per la progettazione di un motore che potesse essere trattato e montato senza alcun intervento umano.
Il risultato della ricerca è il FIRE, le cui caratteristiche principali sono il numero dei suoi componenti pari a circa il 50% in meno di un motore tradizionale analogo, facile da montare e da mantenere e, soprattutto, assemblabile completamente da robot.
Un motore davvero eccezionale  che ha abbattuto i costi dell’assemblaggio mediante l’intervento umano.

Il riconoscimento degli oggetti ha consentito di impiegare robot che, ad esempio, scelgono i componenti di una piastra madre di un computer, riforniti al robot montatore della piastra, da altri robot, che si riforniscono automaticamente di chip ed altre parti elettroniche e alimentano il piano ove sono disposti alla rinfusa i componenti elettronici scelti, poi, dal robot che individua quello che serve e lo monta automaticamente sulla piastra del computer.

L’uomo, sorveglia le operazioni ed  interviene solo in caso di necessità. E’ una tecnologia, questa, applicata su base industriale almeno da un decennio
Altro impiego conosciuto è quello negli interventi chirurgici ove il robot è prezioso per la precisione richiesta da taluni interventi.
C’è poi il robot anrtisabotaggio della polizia, il robot giocatore di calcio impiegato in campionati internazionali.
La ricerca ha realizzato prototipi di micro-robot, che immessi, ad esempio, nell’apparato digerente, mediante capsule inghiottite, svolgono diagnosi attendibili ed incruenti all’intestino e ad altri organi digerenti. Ciao belli!!!! Benny…. Il padre.( pseudofotografia di mio padre)

 

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