Informatica

Ecco una delle innovazione che potrà cambiare la vita di molti: La protesi robotica

Cyberhand, ovvero la  Cyber mano. Questo è il suo nome ed è la prima protesi cibernetica. Infatti chi ha subito tragici incidenti potrà avere al di sotto del gomito una mano metallica, che  farà parte integrante del corpo non solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente. Gli scienziati hanno promesso che mancano soltanto due anni, poiché il progetto è stato elaborato nei scorsi tre anni e mezzo di studi e ricerche. Si sono riuniti dalla  Germania, Spagna, Danimarca, Inghilterra e Italia. Questa mano robotica non è solo del tutto simile a quella umana, ma con essa si può ottenere una fluidità di movimenti, che sono per niente ‘robotici’ e in più potrà “far sentire” l’oggetto che si vuole stringere in mano, con tutte le caratteristiche del tatto,potrà percepire  se una cosa è ruvida, liscia, morbida, dura, fredda, calda. E’ capace non solo di distinguere se una cosa è calda o fredda, ma anche se è calda o caldissima, è anche capace di distinguere il materiale con cui è fatta oppure con che velocità si riscalda. Ma soprattutto, sarà la prima protesi che la persona riuscirà a identificare come propria, come una mano “naturale”. È una vera rivoluzione, anche perché prima, la mano si muoveva soltanto dopo la contrazione dei muscoli del braccio, invece ora con la Cyberhand sarà possibile svolgere dei movimenti ampi e dipendenti dalla volontà nel modo più diretto e naturale. C’è un però, perché bisogna ancora mettere a punto ancora gran parte sull’aspetto più delicato,  quello appunto del collegamento tra l’arto artificiale e la rete neurale. Ciò è possibile perché dopo la perdita traumatica dell’arto, il cervello si riorganizza. E spesso alcune aree cerebrali vicine a quelle che prima controllavano la mano, come quelle responsabili dell’avambraccio, vanno a occupare il posto lasciato “vuoto”.  Capita così che alcuni particolari punti dell’arto, per il cervello dell’amputato corrispondano al mignolo, all’anulare, e così via, della mano mancante. E che quindi il paziente abbia la sensazione di “sentirla” pur sapendo che non c’è più. Trovando quegli esatti punti e andando a stimolarli, ecco che si ottiene l’illusione voluta.
La strada della studio delle cyber mani è anche molto costosa, ma i finanziamenti europei sono finiti a gennaio 2010. Ma chissà che in un futuro non troppo lontano, le Cyberhand non possano semplificare la vita di chi ha perso un arto o anche di chi è costretto a lavorare quotidianamente a contatto con materiali pericolosi.
Ecco anche il video, in cui si vedeno varie azioni svolte dalla CYBERHAND