Il ricercatore
Ho appena letto l’articolo: "Brevetti software, un altro stop. A sorpresa il consiglio europeo rimanda alla commissione la legge sui brevetti. Battuta d’arresto per la BSA e un po’ d’entusiasmo nel mondo open source".
QUI per continuare a leggere
Qualcuno è in grado di spiegare cos’è l’open source?

Gioia ha detto la sua, ma la ricerca è aperta…
Lasciate i risultati delle vostre ricerche qui sotto
Open Source è una rivoluzione: un modo nuovo di concepire la creazione e la distribuzione del software e un inedito modello commerciale che potrebbe avere, echi notevoli nello sviluppo dell’informatica.
La “rivoluzione” di Open Source si è sviluppata parallelamente a quella di Internet, con il quale ha più di una analogia: entrambi i movimenti si sono evoluti con il contributo degli utenti, portando a risultati imprevisti e imprevedibili, ed entrambi sono risultati (in ordine cronologico) inattesi, sottovalutati, avversati, studiati e infine considerati dalle grandi aziende tradizionali.
E per sovrapprezzo aggiungete che in qualche modo Internet stesso può essere considerato un prodotto di Open Source.
le regole di Open Source
Le regole di Open Source sono semplici, e si presentano all’apparenza come una carta dei diritti dell’utente del software:
1) l’utente ha il diritto di accesso al codice originale e completo del software che utilizza;
2) ha il diritto di modificare il software, anche per creare nuovi programmi;
3) ha il diritto di fare copie del programma originale e di distribuirle, anche a pagamento.
Una regola accessoria ma essenziale è che la licenza di Open Source si estende al nuovo software che viene in questo modo creato.
Se a prima vista le regole dell’Open Source possono apparire permeate di utopia da hacker, nella realtà costituiscono al contrario un nuovo ed efficace modello economico di distribuzione del software e un potente mezzo di sviluppo informatico.
La proposta Open Source nasce da diverse considerazioni. La prima è di carattere accademico: i destinatari primi del modello Open Source sono state le strutture universitarie, abituate per impostazione mentale e ai fini dello sviluppo scientifico e tecnologico, alla libera condivisione delle informazioni. Studenti e docenti sono abituati a lavorare a progetti comuni, a scambiarsi codice e a modificarlo.
Mal volentieri la comunità degli hacker (definizione: “uno che ami programmare e a cui piaccia essere bravo a farlo”- Richard Stallman) accetta le limitazioni a cui sono sottoposti dal software commerciale. Se un sistema ha un difetto l’hacker cerca di aggiustarlo, se c’è un limite cerca di superarlo. Se il driver di una stampante è incapace di fornire una funzione determinante al proprio lavoro, l’hacker vuole modificare il codice del driver per renderlo più efficace.
Inoltre considerazioni di carattere scientifico: la mancata trasmissione delle conoscenze provoca l’inaridirsi della ricerca. Un mondo di utenti che utilizzi un solo sistema operativo proprietario e dipenda dai programmi che gli vengono messi a disposizione è un mondo destinato a non svilupparsi e progredire, così come sarebbe stata la comunità scientifica se le nuove idee nel campo della chimica e della fisica fossero sistematicamente state tenute segrete. Pensate a Newton che anziché comunicare la sua legge della gravitazione universale avesse preferito vendere consulenze all’esercito per mettere a punto i cannoni.
Infine, importantissime, considerazioni di carattere economico: esiste una metafora ricorrente nei manifesti Open Source, quella delle leggi e degli avvocati. La legislatura è libera da copyright, le leggi possono essere liberamente consultate, utilizzate e diffuse, e così pure la giurisprudenza che nasce dal lavoro di brillanti legali. Gli avvocati non hanno diritti d’autore sulle sentenze e sull’uso che se ne farà nella legislazione, ma ciò nonostante la categoria degli avvocati è una delle più ricche nel mondo occidentale.
I programmatori non si arricchiscono facilmente con il modello commerciale tradizionale, proprietario. Le software house nascono e chiudono, e sono per lo più destinate al fallimento. I casi in cui riescono sono una minoranza. Robert Young (vedi oltre) paragona la situazione a quella dei cercatori d’oro della California del XIX secolo: molti cercavano ma pochissimi si arricchivano. I pochissimi che trovavano una vena funzionavano da attrattiva per gli altri, come nel caso del vincitore di una lotteria. Così i programmatori cercano di lavorare e distribuire software proprietario sulla visione del successo di poche aziende come Microsoft, più che su un modello effettivamente redditizio.
Molto bene, la ricerca continua…
io non l’ho capito cosa vuol dire me lo potete spiegare anche a me
Colombo vuole vederci chiaro!

Allora forza, cerchiamo di spiegare l’open source in parole semplici…
La ricerca va avanti
Buon lavoro a tutti!
Anche io come argellino ho trovato una definizione simile di open source:
1. Libera ridistribuzione
La licenza non può limitare nessuna delle parti nella vendita o nella fornitura di software come componente di una distribuzione di software aggregati, contenente programmi provenienti da fonti diverse. La licenza non può richiedere il pagamento di una royalty o di diritti per tale rivendita.
2. Codice sorgente
Il programma deve includere il codice sorgente, e deve consentire la distribuzione sia sotto forma di codice sorgente sia in forma compilata. Nei casi in cui un prodotto non venga distribuito con il codice sorgente, deve esserci la possibilità, ben pubblicata, di scaricare il codice sorgente via Internet senza costi aggiuntivi. Il codice sorgente deve essere la forma privilegiata in cui in programmatore modificherà il programma. Codice sorgente deliberatamente nascosto non è ammesso. Forme mediate, come l’output di un preprocessore non sono ammesse.
3. Prodotti derivati
La licenza deve consentire l’attuazione di modifiche e di prodotti derivati, consentendo inoltre la loro distribuzione sotto gli stessi termini di licenza del software originale.
per saperne di visitate il sito:
http://www.apogeonline.com
montdj91
Volevo solo dire,che il commento firmato da argellino non l’ho fatto io ma mio fratello non si era accorto che splinder era aperto sulla mia casella,così il commento è stato firmato da me anche se non l’ho fatto perciò il commento l’ha fatto argi!