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Siamo qui per sperimentare un nuovo media, ma anche modalità diverse di studio, per questo ritengo sia importante fermarsi un attimo a riflettere sull’uso che abbiamo fatto fino ad ora del Blog.
Trovo che gli articoli e i commenti pubblicati siano molto interessanti e meritevoli di un approfondimento, poiché sollevano una vasta quantità di problematiche difficili da esaurire in un solo scritto. Nei vostri testi sono riportati molti dati statistici, ma anche suggerimenti, proposte e domande. Penso sia importante riflettere e discutere, per non disperdere quello che finora avete fatto.
Vorrei, però, sottolineare che le indicazioni operative che lascio sul Blog non possono essere ignorate o disattese.
Penso vi troviate d’accordo con me nell’affermare che le tematiche che più vi hanno interessato si riferiscono principalmente alla povertà, alla fame e all’analfabetismo.
Invito tutti a proseguire il dibattito nei commenti a questo post e ricordo, ancora una volta, quanto sia importante citare la fonte delle nostre informazioni.
Per quanto riguarda le questioni tecniche relative alla stesura e alla pubblicazione degli articoli rimando alla lezione in classe.

Buon proseguimento.

carla

Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Articolo. 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo. 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo. 25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2) La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo. 26
1) Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2) L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Radicali cambiamenti

I radicali cambiamenti che stanno investendo, in questi anni, il mercato del lavoro hanno condizionato fortemente le trasformazioni in atto nella scuola italiana. Da sempre il sistema formativo si è dovuto adeguare alle esigenze del capitale che richiede, all’interno del mercato, forza lavoro costantemente ricattabile e sempre compatibile con le fasi di ristrutturazione economica in atto. Oggi il processo di ristrutturazione ha prodotto la globalizzazione dei mercati e questo, in un quadro ristretto ai paesi occidentali, costringe i governi a ridurre le spese del vecchio stato sociale e, in ambito formativo a creare nuovi soggetti flessibili, precari e sempre più specializzati. In questo scenario le imprese entrano direttamente nella didattica e oltre a condizionare i programmi contribuiscono alla formazione diretta della manodopera studentesca sfruttandone, all’interno dei processi produttivi, il bassissimo costo e l’assuefazione ai continui ricatti. In questo modo oltre a rendere immediatamente produttiva la massa studentesca (praticamente a costo zero) le imprese si garantiscono un vantaggioso ricambio generazionale formando a loro piacimento il corpo dei futuri lavoratori che andranno a sostituire i vecchi, condizionandone, fin da subito, comportamenti e prestazioni. L’istruzione dunque viene sostituita dal concetto di formazione e, in alcuni casi (istituti professionali e tecnici) si resuscita addirittura il vecchio apprendistato. Tutto questo squallido scenario è stato dipinto grazie all’operato dei governi di centrosinistra, consapevoli di inserire questa riforma all’interno di un processo di ristrutturazione economica a livello globale, che in Europa viene garantito da tutti i governi socialdemocratici.

Per non dimenticare: 27 gennaio, la Giornata della Memoria

Questa immagine molto nota documenta la deportazione degli Ebrei polacchi dal ghetto di Varsavia. Voglio invitarvi ad osservarla e a riflettere per un istante proprio per non dimenticare la Shoah che ha colpito innanzitutto gli ebrei europei , gli zingari, i Testimoni di Geova , e i ” diversi ” ( portatori di handicap , omosessuali , ecc.) nel nome della superiorità e purezza della razza Ariana.
Queste idee razziste erano diffuse in molti paesi Europei . In Italia il 15 novembre 1938 furono emanate le Leggi Razziali .l’art 3 diceva testualmente: “Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani non possono essere iscritti alunni di razza ebrea. E’ tuttavia consentita l’iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle autorità ecclesiastiche.
(da Ecco i Razzisti.Santa Maria degli Angeli 1995-Tipografia Parziuncola)

YATA 21 e PLINSKY

La fame nel mondo

I DATI SULLA FAME NEL MONDO
1. Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate. I dati sono migliorati rispetto alle 35.000 persone di dieci anni fa o le 41.000 di venti anni fa. Tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d’età.
2. Oggi, il 10% dei bambini che vivono in paesi in via di sviluppo muoiono prima di aver compiuto cinque anni. Anche in questo caso, il dato è migliorato rispetto al 28% di cinquanta anni fa.
3. Carestia e guerre causano solo il 10% dei decessi per fame, benché queste siano le cause di cui si sente più spesso parlare. La maggior parte dei decessi per fame sono causati da malnutrizione cronica. I nuclei familiari semplicemente non riescono ad ottenere cibo sufficiente. Questo a sua volta è dovuto all’estrema povertà.
4. Oltre alla morte, la malnutrizione cronica causa indebolimento della vista, uno stato permanente di affaticamento che causa una bassa capacità di concentrarsi e lavorare, una crescita stentata ed un’estrema suscettibilità alle malattie. Le persone estremamente malnutrite non riescono a mantenere neanche le funzioni vitali basilari.
5. Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo soffrano per fame e malnutrizione, circa 100 volte il numero di persone che effettivamente ne muoiono ogni anno.
6. Spesso, le popolazioni più povere necessitano di minime risorse per riuscire a coltivare sufficienti prodotti commestibili e diventare autosufficienti. Queste risorse possono essere: semi di buona qualità, attrezzi agricoli appropriati e l’accesso all’acqua. Minimi miglioramenti delle tecniche agricole e dei sistemi di conservazione dei cibi apportano ulteriore aiuto.
Personalmente credo che questi dati, anche se privi di emozioni, fanno crescere in ognuno di noi il desiderio di aiutare chi veramente ne ha bisogno come tutte quelle persone che muoiono e che potrebbero essere ancora fra noi se le persone disposte ad aiutarli sarebbero di più!
Nessuno può risolvere il problema individualmente di modo da sentirsi felice ma la felicità dovrebbe venire dal fatto che si ha aiutato persone bisognose!
Ciò che noi, ricchi e viziati, riteniamo “scarto” per loro può significare “vita” e vi invito a riflettere sull’enorme diversità di queste due parole.

Grazie per l’attenzione

grifo90

LO SFRUTTAMENTO MINORILE

Possiamo considerare lo sfruttamento dei minori su due fronti: quello sessuale e quello del lavoro. Quest’ultimo comincia ad assumere le vesti di un problema drammatico durante la prima rivoluzione industriale e, nonostante le normative che nel XX secolo i paesi industrializzati hanno varato, continua ancora oggi in molte parti del pianeta, particolarmente nelle aree sottosviluppate. L’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) stima che nel mondo (paesi occidentali inclusi) ci siano più di 250 milioni di bambini che lavorano. Di questi 250 milioni pare che più della metà abbia un’età compresa tra i 5 e i 15 anni e che venga sfruttata (a costi irrisori e a rischio per la vita) in attività pericolose sia per la psiche sia per il fisico. TIPOLOGIE DI LAVORI Dai baby braccianti alle lolite prostitute, dai piccoli artigiani ai fruttuosi minatori, i bambini vengono usati per differenti lavori. Lo sfruttamento dei bambini trova il suo ambiente favorevole nell’economia informale, nel lavoro nero, che in molti Paesi è realtà rilevantissima (nella stessa Italia, potenza economica mondiale). MINI-BRACCIANTI I braccianti sono fra i lavoratori più poveri e meno considerati al mondo. Inevitabile che anche i loro bambini lavorino per sopravvivere. Quanti ragazzi muoiono ogni anno manipolando pesticidi nell’agricoltura commerciale, nelle piantagioni? Non si sa. Come non si sa quanti bambini pregiudicano la propria crescita e salute lavorando duramente come braccianti in situazioni dove è scarso l’apporto di mezzi meccanici e lo sfruttamento di adulti e bambini è elevatissimo. Secondo un recente rapporto dell’Oil, in alcuni Paesi in via di sviluppo quasi un terzo della forza lavoro agricola è composto da bambini. IN MINIERE, CAVE, VETRERIE E FORNACI Si presentano scenari ottocenteschi se ci si affaccia ai bordi di una miniera d’oro peruviana, dove il 20% dei lavoratori ha fra gli 11 e i 18 anni e le condizioni sono durissime; oppure se si accompagna un piccolo carbonaio brasiliano in mezzo alla fuliggine; oppure uno spaccapietre, sovente schiavo per debiti, di dieci anni in una cava indiana, che rischia di diventare cieco per la polvere e il riverbero. O ancora se si osservano le mani da vecchio di un piccolo fabbricante di mattoni a Bogotà, o se si cerca di respirare nei 50 gradi di una vetreria indonesiana dove i bambini lavorano ai forni senza protezione. SCHIAVI PER DEBITI In India, Pakistan, Brasile, Perù, Haiti una famiglia povera che si indebita rischia forte: prende un prestito da un usuraio e si ritrova a lavorare finché non ha ripagato il debito. Ma gli interessi sono troppo alti e la condizione di schiavitù si tramanda di padre in figlio, in agricoltura, nelle cave, nelle fornaci o nelle miniere, sui tappeti, nelle vetrerie o nelle fabbriche di fiammiferi. Il tutto a dispetto dei divieti previsti dalla legge. In Pakistan si stima che siano 8 milioni i bambini in schiavitù, su 20 milioni di adulti. PROSTITUZIONE E’ tristemente noto il fenomeno della prostituzione minorile e dell’uso dei bambini a fini pornografici. Bambine e bambini abbandonati o rapiti dalle proprie famiglie vengono portati nei bordelli o mandati sulla strada. Essi vengono costretti a soddisfare tutte le richieste del cliente e se si rifiutano vengono loro inflitte atroci torture: stupri, bruciature di sigaretta, percosse. 500.000 in Brasile (secondo il Ministero degli Affari sociali), 300.000 in Thailandia, 100.000 nelle Filippine, 300.000 in India, 50.000 in Vietnam, 40.000 in Pakistan. Negli Usa si stima che i babyprostituti siano 100mila. Un fenomeno, quello della prostituzione minorile, che chiama direttamente in causa le responsabilità del mondo occidentale attraverso quei “viaggi del sesso” che dai Paesi ricchi vengono intrapresi da persone a caccia di piaceri a poco prezzo. INVISIBILI SERVI NELLE FAMIGLIE MEDIO-RICCHE Non li vede nessuno ma sono a milioni i piccoli domestici, dai 6 anni in poi, nove su dieci bambine, molto spesso pagati solo con il cibo – poco e diverso da quello dei padroni – e maltrattati. Ad esempio sono 100.000 i “resteaveck” (resta con) under 14 ad Haiti, che le famiglie rurali povere affidano ai cittadini. Le bambine sono esposte anche ad abusi sessuali. Il loro numero è in aumento in Asia, Africa, America Latina, Medio Oriente e in alcune zone dell’Europa. Le loro condizioni sono caratterizzate da lunghi orari di lavoro, paga vicina allo zero, cibo da avanzi, nessuna scolarità. Rimarranno lavoratori marginali per tutta la vita. RACCOLTA RIFIUTI E TRASPORTO PESI Si tratta di due attività accomunate dall’estrema nocività, dall’assoluta marginalità e dal luogo di lavoro: la strada. Ottanta milioni di bambini lavorano per strada, anche se i più hanno una “casa”. Alla periferia di Manila sono in decine di migliaia a scalare la montagna “fumante” (di rifiuti) per selezionare il minimo residuo utile. Lo stesso avviene nelle vie e nelle discariche di tutte le città dei Paesi poveri del mondo. Un lavoro ad estremo rischio sanitario che attira il disprezzo su chi lo svolge. Altri fanno i giornalai, i lavavetri o i lustrascarpe. Particolarmente penosa la condizione degli “asini”: bambini gracili che trasportano esseri umani e merci sul risciò, sfruttati dal proprietario del medesimo. CONCIATI PER LE FESTE Nelle concerie lavora una parte del milione e mezzo di piccoli egiziani fra i 6 e i 14 anni. Le condizioni di lavoro sono le stesse da sempre: ma si sono aggiunti molti prodotti chimici e i bambini continuano a lavorare a mani e piedi nudi. In India, Brasile o nel sudest asiatico lo spettacolo è più o meno lo stesso. ABITI, SETA E SCARPE PER CONSUMATORI LONTANI Sono i prodotti di bassa tecnologia e largo consumo quelli con la cui produzione per l’esportazione paesi come Thailandia, Cina, Indonesia e India stanno tentando la scalata dello sviluppo industriale. Di mezzo ci sono le multinazionali che in genere appaltano il lavoro a ditte locali, le quali a loro volta lo subappaltano a ditte più piccole. In questo “giro” si annida il lavoro dei bambini, difficilissimo da scovare. In Indonesia il lavoro minorile è legalizzato (ma solo per 4 ore al giorno) e le piccole tute blu dell’industria manifatturiera sono almeno 300mila. Per salari bassissimi bambini e bambine lavoratori di 10-12 anni, assunti al posto dei genitori, vivono lontano dalle famiglie, poverissime e rurali. PALLONI E TAPPETI Un milione di bambini tessono tappeti su decine di migliaia di telai sparsi fra il Pakistan, l’India e il Nepal. Antiche ditte di esportazione si rivolgono a intermediari locali che a loro volta girano l’ordine ai proprietari di telai. Questi poi affidano il compito a tessitori che producono con l’aiuto di salariati, spesso bambini: preferiti non solo per via delle piccole dita molto adatte al lavoro, ma anche perché gli adulti non sono disposti a farsi sfruttare proprio fino all’osso. Non di rado i bambini sono “ostaggi”: devono pagare un debito di famiglia. BAMBINI IN DIVISA Più di 300.000 minori sono impegnati in conflitti nel mondo. La maggioranza di questi hanno tra i 15 e 18 anni, ma ci sono reclute anche di 10 anni e la tendenza è verso un abbassamento della soglia di età. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti, altri sono usati come portatori di munizioni, vettovaglie etc… Anche le ragazze, sebbene in misura minore sono reclutate e soggette a ogni tipo di violenze sessuali. Il problema è più grave in Africa dove i bambini soldato con meno di 18 anni sono circa 120.000. Una situazione inaccettabile se si pensa che l’esperienza della guerra è per coloro che sopravvivono psicologicamente devastante. FATICARE IN FAMIGLIA Fra tutti i lavori svolti dai bambini, il più comune rimane quello agricolo o domestico all’interno della famiglia: quando la famiglia ha terra o altri mezzi di produzione a disposizione (ad esempio nell’artigianato). Andare a prendere l’acqua, lavorare nei campi, accudire il bestiame al pascolo, curare i bambini più piccoli sono attività quotidiane per moltissimi bambini. Questo genere di attività può avere risultati positivi: i bambini traggono insegnamento da una partecipazione ragionevole ai lavori abituali di casa, alla coltivazione di prodotti necessari alla sussistenza e alle attività che generano reddito. Ma il lavoro in famiglia, pur non rientrando nella tipologia dello sfruttamento, può essere gravoso quando costringe i bambini a lavorare per molte ore, allontanandoli dalla scuola e imponendo un sacrificio troppo pesante al loro corpo. BAMBINI SULLA STRADA Il fenomeno dell’accattonaggio non è più solo una questione dei Paesi poveri, anche nelle nostre città è cresciuto il numero di bambini mandati ad elemosinare ai semafori con addosso pochi stracci. Bambini stranieri preda di organizzazioni criminali, i piccoli schiavi del nostro continente. Passano ore sulla strada e se non riescono a “guadagnare” abbastanza sono problemi.

Analfabetismo in Italia

L’analfabetismo è uno dei fattori che incide sullo sviluppo economico di una nazione.
In Italia il fenomeno dell’analfabetismo non è del tutto svanito anzi, si da il caso che ancora oggi 20 milinoni di italiani sono analfabeti dei quali, una grande parte vive nelle regioni del Sud e delle Isole mentre nel Nord e nel Centro è difficile trovare persone al di sotto dei 45 anni senza un minimo d’istruzione.
Non bisogna sbagliarsi, però, sul significato di analfabetismo.
Le persone analfabete sono quelle che non hanno avuto la possibilità di frequentare scuole (di solito per motivi economici) o che comunque non hanno avuto un minimo d’istruzione fin dall’infanzia.
Diversi sono gli individui affetti da “analfabetismo di ritorno”, che ritornano all’analfabetismo dopo molti anni di non uso delle capacita di leggere scrivere e far di conto.
La percentuale degli analfabeti è comunque bassa (intorno al 5%) se confrontata a quel terzo di popolazione illetterata che non dispone delle capacità culturali neccessarie a scrivere o interpretare senza difficoltà un testo e a risolvere semplici problemi matematici.

Ma come mai una così grossa parte di popolazione è analfabeta?

Parte della popolazione anziana analfabeta ha “una buona giustificazione”, non fosse altro che ha vissuto la sua pre-adolescenza e adolescenza tra guerre e dopo guerra e un boom economico che, soprattutto nel Nord, a portato alla richiesta di forza lavoro non particolarmente alfabetizzata e competente solo nella specifica utilizzazione operaia. Tra l’altro solo nel 1962 fu introdotta la riforma della scuola che da un diritto allo studio, diventò un obbligo allo studio.
Altro discorso è legato all’attuale analfabetismo giovanile che, pur vivendo in un regime d’obbligo, costituisce una buona parte di massa analfabeta.
Ciò induce un dubbio: non è forse il caso di ripensare e ridisegnare, seriamente, una scuola più vicina alle aspettative dei giovani che li stimoli oggi e nel futuro a costruirsi un buon domani?

Livia

La fame nel mondo

Pubblico per conto di Arcus

La fame è un problema che affligge il mondo. Ogni giorno muoiono molte persone per questo motivo. Soprattutto in Africa c’è questo problema. Ci sono molte associazioni che combattono per estinguere il problema ma sarebbe
impossibile. Ci vorrebbe un aiuto finanziario altissimo, e neanche Bill Gates potrebbe fare una donazione cosi alta! l’uomo nel secolo scorso è andato molte volte in Africa ma non per aiutare ma per colonizzare, ha sempre sfruttato al massimo tutto. Io molte volte verso dei tributi finanziari ma penso che contino poco. Dovremmo farlo tutti per un maggiore aiuto.
Arcus

L´analfabetismo in Italia

Pubblico per conto di Shamanking 

In Italia uno dei paesi più industrializzati al mondo c´è un problema che cresce sempre di più: l´analfabetismo. Purtroppo a fronte di 3 milioni di italiani che possiedono un dottorato di ricerca, una laurea o una laurea breve, ci sono 22.529.000 di concittadini analfabeti, semianalfabeti o in possesso della sola licenza elementare. In Calabria la presenza degli analfabeti supera di gran lunga quello dei laureati nonostante vengano messi da parte dei fondi per il problema analfabetismo, i fondi sono ancora pochi per un problema molto importante da risolvere.
Considerando la consistenza del capitale umano più sofisticato, i ricercatori, l’Italia si colloca all’ultimo posto della classifica, con un numero di ricercatori per 1000 unità di lavoro pari a 2,78. La gravità della situazione è data non tanto dal sorpasso dei Paesi tradizionalmente più arretrati, quanto dal loro recente slancio nell’acquisizione di personale altamente qualificato, ciò che  ci fa temere un aggravarsi nel futuro prossimo del nostro quadro se non invertiamo la rotta.
Oltre all´analfabetismo a livello scolastico l´Italia è afflitta da “analfabetismo informatico nel corso del 2002 il Paese si è mosso all´indietro: il risultato è che si trova alle ultime posizioni sia per la spesa informatica in parole povere: due italiani su tre non sanno usare un personal computer, e questo è un grave problema perché ormai la nostra società si basa sull’uso del computer. 

Shamanking 

2 Miliardi gli uomini che soffrono la fame

Sono miliardi le persone che nel mondo soffrono la fame. Il grano c’è e basterebbe a sfamare tutte le popolazioni del terzo mondo. Oggi i popoli ricchi specie in Europa, Nord America e Giappone, se ne stanno appollaiati in cima a una catena alimentare divorando il patrimonio dell’intero pianeta. Il 70 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti è destinato all’allevamento del bestiame. è stata la decisione più iniqua della storia quella di usare la terra per creare una catena alimentare artificiale che ha portato alla miseria centinaia di milioni di esseri umani nel mondo. Il passaggio dal cibo al mangime continua velocemente in molti paesi in modo irreversibile, nonostante il crescente numero di persone che muoiono di fame. Le conseguenze sono state drammaticamente dimostrate da quanto accaduto in Etiopia nel 1984,quando migliaia di persone sono morte.Purtroppo,l’80 per cento dei bambini che nel mondo soffrono la fame vive in paesi che di fatto generano un surplus alimentare che viene però per lo più prodotto sotto forma di mangime animale e che di conseguenza viene utilizzato solo da consumatori benestanti. In Europa, oltre la metà della popolazione adulta fra i 35 e i 65 anni ha un peso superiore al normale. Nel Regno Unito il 51 per cento della popolazione è in sovrappeso. Secondo le stime, la fame cronica contribuisce al 60 per cento delle morti infantili. Ma il tema assente dal panorama dei dibattiti sono la abitudini alimentari dei consumatori dei paesi ricchi che preferiscono mangiare prodotti animali pieni di grassi e altri cibi al top della catena alimentare globale, mentre i loro fratelli del terzo mondo muoiono di fame perché gran parte del terreno agricolo viene utilizzato per la coltivazione di cereali destinati agli animali.

totta90

La fame nel Mondo

Ho appena pranzato con i miei e mi sono venuti in mente certi pensieri tristi…
Mi sono messa a riflettere sulla vita e su quelle persone che magari in quel momento non avevano sullo stomaco un piatto di tagliatelle…
C’è gente che non riesce a mangiare due volte al giorno, che è così povera che non ha neanche il rubinetto dell’acqua in casa.
Noi, qui in Europa, la nuova Europa, quella con tutte le tecnologie possibili, quell’Europa che è così innovativa da aver creato cose inimmaginabili dall’uomo di una volta; noi non ci sogniamo neanche di non mangiare per un giorno intero.
Ci sono persone, soprattutto nell’Africa meridionale e in alcune parti dell’Asia che muoiono di fame e sete, perché non hanno denaro a sufficienza per far fronte ai costi di quest’epoca.
Il carovita, ecco cosa uccide milioni di persone, tra uomini, donne e bambini, all’anno. Sono molto toccata da questo argomento che sta condizionando anche l’economia dei paesi sottosviluppati e che sono oppressi dal problema della fame.
Ci sono tante nuove associazioni benefiche che curano questo aspetto, ma io cosa posso fare per aiutare questa povera gente, costretta ad una vita difficile?
Se ho tanti soldi, tanti abiti, tanto cibo lo posso evolvere e dare in beneficenza, farei del bene e meriterei di più ciò che possiedo; perché in fondo io non ho fatto niente di più di quello che hanno fatto tutte quelle povere persone e merito una vita decente proprio come la meritano loro!

Viki